VIRGINEDDA ADDURATA A MILANO 24-25-26 NOV.

SALA QUARTAPARETE, MEZZANINO DELLA STAZIONE PORTA VITTORIA – MILANO
MARTEDÌ 24 – MERCOLEDÌ 25 – GIOVEDÌ 26 NOVEMBRE 2026 ORE 21.00

I protagonisti di un femminicidio realmente accaduto a Trapani si confessano a santa Rosalia e invocano, tra il sacro e il profano, la grazia dalla loro “Virginedda Addurata”.

Di GIUSEPPINA TORREGROSSA
Con FRANCESCA VITALE, EGLE DORIA

Regia Nicola Alberto Orofino

Costumi Vincenzo La Mendola
Assistente alla regia Gabriella Caltabiano

Produzione La Memoria del Teatro ETS
Categoria Drammaturgia contemporanea
Durata 60 min.

1.Logo Palco Off Milano 2

Ingresso intero €15,00
Ingresso ridotto €12,00
+ €3,00 quota associativa QuartaParete da pagare al botteghino la sera dell’evento.

Per dare voce a santa Rosalia la fertile penna di Giuseppina Torregrossa coglie spunto da un raccapricciante fatto di cronaca avvenuto recentemente a Trapani. Un marito, con la complicità della sua amante, trascina in un agguato la moglie (Maria Nastasi), al nono mese di gravidanza, le spacca la testa, la cosparge di benzina e poi le dà fuoco. Le protagoniste della storia, prima che la tragedia si compia, vanno tutte supplici dalla “Santuzza”. La vittima, la madre della vittima, la figlia della vittima e l’amante del marito.

I racconti, confessioni ed invocazioni alla Santuzza consentono al pubblico di guardare allo specchio la natura di queste donne messe a nudo, le loro fragilità, le loro pochezze, ma anche l’appartenenza ad un sistema dove si sono smarriti i valori più semplici come il buon senso. 

NOTE DELL’AUTRICE

Che succederebbe se potessimo leggere nei pensieri dei Santi, che fissano chi li invoca immobili e impassibili nelle loro statue e immaginette, apparentemente condiscendenti a tutto quanto esca dalle bocche dei fedeli? Giuseppina Torregrossa si pone un simile dubbio-enigma in VIRGINEDDA ADDURATA (Vergine Adorata), e per creare una riflessione sul tema dà vita ad una diretta interessata: Santa Rosalia, patrona di Palermo. Rosalia visse gran parte della sua vita nel silenzio di una grotta, prima nei pressi di Agrigento, poi a Palermo. Fu dunque un’eremita. Abituata al silenzio, del tutto priva da condizionamenti di culture, media e tendenze dominanti, ma anche dalle controculture e dalle controtendenze. Se potesse parlare, una santa-eremita come Rosalia non darebbe a nessuno – né di maggioranza né di opposizione – le risposte che si aspetta. 

NOTE DI REGIA

Ruolo/Vittima e ruolo/carnefice sono come due calamite di segno opposto. Si attraggono. Non possono fare a meno l’uno dell’altro. Non c’è scontro, non c’è ribellione, non c’è ragione, non c’è giustizia. C’è solo incanto che genera violenza. La peggiore violenza di sempre. Il ruolo/Santa è l’intermediario perfetto. Confidente silente che non giudica, strumento ideale per pulire coscienze tumefatte, è assolutamente in linea con gli altri due ruoli. Se questi sono i presupposti, quella che raccontiamo è una “tragedia normale”. Perché in una Sicilia che più tremenda e contemporanea di così si muore, il motto “scherza coi fanti, ma lascia stare i santi” è totalmente infondato.